Il presidente dell’Associazione Buone Mani, Marco Tribuzio ha fortemente voluto e organizzato un incontro culturale con una visita del Monastero delle Vergini di Bitonto, per far conoscere a noi socie volontarie un patrimonio spirituale e culturale custodito dalle monache benedettine nel cuore della città antica. A pochi passi dalla Cattedrale sorge uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti della città: il Monastero di Santa Maria delle Vergini. Da cinquecento anni questo complesso monastico rappresenta un punto di riferimento spirituale per la comunità bitontina, custodendo un patrimonio di fede, arte e tradizioni che continua ancora oggi a vivere dietro le grate della clausura.
Ad accoglierci è Madre Maria Carmela Modugno, badessa della comunità benedettina. Con un sorriso sereno e con un tono di voce pacato ci spiega che il monastero non è un luogo separato dal mondo anche se questo è il pensiero che ricorre nella società. Afferma che la clausura è un modo diverso di stare al mondo, è vivere con la preghiera, il silenzio e l’ascolto. Il compito delle suore di clausura è quello di indicare la strada che va oltre la vita, affidandosi completamente a Dio. Attualmente il monastero ospita solo 4 suore di cui una ultra centenaria e una giovane novizia, ma in passato era abitato da tante suore e animato da tantissime attività con ricaduta sulla comunità sociale.
La giornata delle suore segue comunque ritmi antichi. Le ore sono scandite dalla preghiera nella prima mattina, dalla liturgia, dalla meditazione personale e dal lavoro quotidiano. La preghiera, continua la badessa, è il centro della loro vita ma accanto c’è il lavoro che è una forma di servizio alla Comunità. L’incontro è stato ulteriormente impreziosito dalla presenza del nostro illustre concittadino prof. Nicola Pice che ha argomentato sulle origini del Monastero sottolineando aspetti artistici, politici e sociali.
Le origini del monastero risalgono ai primi anni del Cinquecento. La sua fondazione è legata all’unificazione di precedenti realtà monastiche e all’arrivo, nel 1525, delle prime monache benedettine che diedero ufficialmente avvio alla vita comunitaria all’interno del complesso.
L’edificio, afferma il prof. Pice, conserva ambienti risalenti al XIII secolo, mentre la chiesa monastica si presenta come un raffinato esempio di barocco settecentesco, impreziosita da altari di scuola napoletana, pavimenti marmorei e decorazioni in stucco ottocentesche. Nel corso dei secoli il monastero ha custodito opere d’arte, documenti storici e testimonianze della vita religiosa che oggi costituiscono un patrimonio di grande valore culturale. Conclude l’interessantissimo e arricchente incontro Madre Maria Carmela raccontando che tra le attività svolte in passato dalle religiose vi sono il ricamo artigianale con il quale realizzavano il corredo alle spose, la realizzazione di manufatti tessili e la preparazione di dolci della tradizione locale tra cui il bocconotto e i dolci di pasta reale fatti con una ricetta antica e originale. Aggiunge che il monastero è anche un luogo di accoglienza spirituale. Poichè si vive in una società che segue ritmi veloci che non favoriscono l’ascoltare se stessi, a volte bussano alla porta persone in cerca di silenzio, di un consiglio: a loro viene offerto uno spazio di raccoglimento per rigenerarsi in grazia di Dio. La badessa ci saluta ribadendo che la vita delle suore di clausura testimonia che la felicità non dipende dal possesso delle cose, ma dalla profondità della propria vita spirituale. Il Monastero delle Vergini è, pertanto un luogo dove il tempo rallenta e dove splende la bellezza della fede. Noi tutte ci congediamo dalla badessa Maria Carmela ringraziando per l’accoglienza e l’ospitalità ma soprattutto per averci fatto percepire il benessere del silenzio. Ci sentiamo tutte arricchite a livello spirituale e culturale.